Bernard Aubertin
Bernard Aubertin è nato a Fontenay–aux–Roses, in Francia nel 1934. Vive e lavora a Reutlingen, in Germania.
Folgorante e decisivo per la carriera artistica di Bernard Aubertin sarà l’incontro nel 1957 con Yves Klein, che lo porterà a realizzare le sue prime quattro tavole monocrome rosse. Da questo momento in poi l’uso esclusivo del rosso, colore che richiama all’energia vitale ed al fuoco, sarà l’elemento caratterizzante della sua ricerca artistica. Gli anni Sessanta saranno per l’artista francese assolutamente stimolanti: si confronta con gli artisti internazionali di maggior successo del momento come Piero Manzoni, Lucio Fontana e lo stesso Yves Klein con i quali fonda il Gruppo ZERO e realizza i primi Tableaux Feux, letteralmente quadri fuoco.
L’unicità dell’artista trova compimento nelle serie dei Livres Brûlés, libri bruciati durante suggestive Performance o da bruciare nelle cui pagine inserisce fiammiferi, micce, sacchetti di polvere fumogena, ceri, invitando lo spettatore a dare fuoco al libro.
La bruciatura esprime in pieno il concetto sviluppato dagli artisti del Gruppo Zero, impegnati ad azzerare l'arte precedentemente creata per ripartire dalle sue ceneri con una nuova visione, essenziale e minimale.
Bernard Aubertin è tra gli artisti selezionati per la 54° Biennale di Venezia 2011, Padiglione Arabo-Siriano.
Una delle sue ultime Performance, Art Brûlée tenutasi il 12 giugno 2010 presso l’Accademia Cignarola di Verona, ha avuto un notevole successo di pubblico e partecipazione ed è stato l’evento più importante che ha visto Bernard Aubertin protagonista durante un suo breve viaggio in Italia.
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Matteo Bergamasco
Matteo Bergamasco è nato a Milano nel 1982, dove vive e lavora.
Dopo aver frequentato il liceo scientifico, decide di seguire la sua passione e si iscrive all'Accademia di Brera.
Nel 2002 è vincitore del premio Lissone, mentre nel 2003 si aggiudica il premio Cairo. Le sue ultime personali hanno viaggiato il mondo, toccando San Francisco, Los Angeles e Amsterdam.
I suoi dipinti raffigurano intimamente degli spazi privati, sguardi verso l’anima delle cose, spiragli visivi nelle realtà altrui: una descrizione sensibile di ciò che resta della vita degli altri. Gli interni sono privi di presenze umane, costituiscono quindi uno spazio vuoto pronto ad accogliere, uno spazio che dona la possibilità di immergersi in esso quasi fosse un grembo per la percezione, al fine di donare allo spettatore, dimentico di tutto e muovendosi con lo sguardo tra le forme, la possibilità di sentire. Questo sentimento, secondo l'artista, è il bene più prezioso per l'uomo, un gioiello che può essere vissuto in ogni istante della vita nelle situazioni reali quotidiane, in quella infinita opera d'arte che è il Creato.
Per sottolineare questo stretto legame tra il reale e il dipinto le situazioni raffigurate sono tra le più comuni: un letto abbandonato al mattino, una luce soffusa che entra dalla finestra, il riflesso del sole su un vaso di porcellana. Proprio ciò che è più vicino e più intimo è il velo che separa dalla comprensione ma qualsiasi cosa può divenire una meravigliosa porta d’accesso per chi ne ha ritrovata la chiave. Questa porta si apre su un sapere senza tempo e comune alle grandi civiltà che hanno profondamente indagato il mondo. Vari oggetti raffigurati nei dipinti, quali utensili rituali, maschere o sculture di saggi e divinità, sottolineano il ponte che unisce i molteplici saperi tradizionali.
Oltre a ciò all’interno delle opere esposte compaiono spesso dei dipinti con soggetti canonici ( ritratti, paesaggi e nature morte). Il gioco degli specchi che si crea alla presenza "del dipinto nel dipinto" spinge a interrogarsi sulle leggi della realtà, della rappresentazione e dei loro livelli...profondi e sconfinati ben oltre la più fervida delle immaginazioni.
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Mats Bergquist
Mats Bergquist nasce a Stoccolma nel 1960. La sua formazione artistica avviene a cavallo di due città: la natia Stoccolma, dove studia presso il Gerlesborgsskolan e la Stockholm University, e Parigi, dove frequenta all'Etienne Decroux e l'Atélier 17, S.W. Hayter.
La pittura di Mats Bergquist capovolge il percorso tradizionale che collega l'artista, creatore che con la sua mano dà forma ad una immagine, al pubblico, che attraverso gli occhi accoglie questa immagine: nelle sue opere la mano ha dato forma a un'immagine, o piuttosto ad una mancanza d'immagine, che comprende anche il tatto. Toccare queste superfici accoglienti è forse il modo giusto per vivere questa pittura.?Un'arte cosi tattile la incontriamo già nella tradizione iconografica bizantina con l'inizio dell'alto medioevo, una tradizione che ancora esiste nella cristianità greco-ortodossa. L'icona è una tipologia figurativa con severe regole per motivo, composizione, modo di rappresentare e scelta del materiale. II rappresentato (Cristo, Maria, il santo...) ha una presenza immediata nell'immagine e toccarlo è un modo per partecipare alla divinità. L'immagine non è una rappresentazione ma una incarnazione, non indica, è.
La sua arte è una pittura delle "sotto figure", quelle immagini che si trovano sotto ciò che è immediatamente visibile e che danno significato al linguaggio immediatamente percepibile e vita alla tela.
Il processo che porta Bergquist alla creazione delle sue opere è caratterizzato da una medesima scelta linguistica ed espressiva: un campo cromatico pressoché uniforme nella stesura del colore, tendenzialmente mono, bi o tricromatico, puramente astratto, mediante l'uso del colore opaco o scarsamente brillante.
Recentemente, l'approfondimento di Bergquist verso interessi meditativi rivolti alle pratiche Zen ha riaffermato una sua radicalizzazione nella scelta delle varianti cromatiche delle opere che si sono definite attorno all'antinomia del rapporto tra il nero e il bianco.
Tutte queste ultime morfologie ribadiscono il valore primario e supremo del corpo dell'opera, della sua spoliazione da orpelli narrativi, che assieme alla sensibilità per il colore, o meglio all'attitudine alla sua sottrazione, hanno determinato l'aspetto di manualità meditata e vissuta, come una preghiera, di ognuna di queste opere.
Nelle sue opere applica la tecnica dell’encausto e la stessa metodologia estenuante con cui si realizzano le antiche icone russe, secondo una pratica intensamente ascetica, che richiama i paesi della sua prima giovinezza, trascorsa in Russia, Polonia e Cina.
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Blue and Joy
"Blue and Joy" sono i protagonisti di un prolifico progetto d'arte contemporanea iniziato da Fabio La Fauci (Milano 1977) e Daniele Sigalot (Roma 1976) alla fine del 2005.
Il progetto ruota intorno a due pupazzi, Blue e Joy appunto, e le loro scoraggianti avventure, e si sviluppa attraverso media distinti, che vanno dalla pittura alla fotografia, dalla scultura fino ai mosaici, per poi estendersi al mondo dell'editoria e a quello del digitale.
Il progetto "Blue and Joy" è nato nel 2005 con la prima esposizione a Barcellona ed il lancio parallelo del libro comic intitolato "Out of Wishes", pubblicato in inglese ed in italiano, e da lì si è sviluppato esponenzialmente attraverso diverse esposizioni in giro per l'Europa (Milano, Roma, Ibiza, Parigi, Londra, Firenze e Berlino) e recentemente anche l’Asia (la prima Biennale di Nanchino).
Fabio La Fauci e Daniele Sigalot hanno lavorato per lungo tempo nel settore pubblicitario a Milano, Barcellona e Londra, dove nel 2007 si sono dimessi dall'agenzia Saatchi&Saatchi per dedicarsi a tempo pieno a Blue and Joy. Nel 2008 si sono trasferiti a Berlino dove hanno aperto il loro studio “La Pizzeria”
Kevin Roberts, amministratore delegato Saatchi&Saatchi International e autore di "Lovemarks", dice di loro: "Blue and Joy sono sognatori. Creano sorrisi ovunque arrivi il loro lavoro. Sui muri, sui libri, nei quadri, nei sogni. Le idee sono ciò che conta nel mondo di oggi, e Blue and Joy incarnano questo motto con la loro creatività che brilla ovunque indipendentemente dal mezzo scelto. Il loro spettacolo è senza paura."
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Paolo Ceribelli
Paolo Ceribelli nasce l’8 luglio1978 a Milano.
Inizia il suo percorso artistico sperimentando numerosi temi e tecniche espressive: dalla stilizzazione delle più comuni azioni quotidiane dei suoi primi lavori ai tentativi in tecnica a olio (dipingendo con le mani) passando per la scultura in gesso.
Nel 1999 inizia una profiqua collaborazione con un gruppo di writers ed alcune associazioni no profit assieme ai quali intraprende, nelle aree industriali dismesse, un lavoro fotografico sull'arte murale. Influenzato da questa esperienza riprende a lavorare su tela con nuovi materiali, tra i quali il silicone e lo stucco murale. Nel 2000 ne nascono tre progetti astratti: Macchie di vita, Attirare lo sguardo, Solchi materici.
Nel progetto Superm-art del 2002 riaffiora l'interesse per i gesti quotidiani, colti nella loro ripetitività ed espressi tramite una tecnica mista che impiega collage di materiale pubblicitario legato alla grande distribuzione e pittura acrilica.
Il 2006 rappresenta la svolta creativa definitiva nella direzione di una ricerca artistica nuova nelle tecniche e nelle tematiche: nasce Soldiers. Si tratta di collage tridimensionali composti da piccoli soldatini di plastica immersi in bagni di colore e diposti sulla tela in modo da formare mappe geografiche. Attraverso queste opere l’artista mostra tutta la maturità e la coerenza delle sue scelte artistiche grazie alla forza e alla chiarezza nell’uso del mezzo e la percorrenza di volute ambiguità che lasciano aperta ogni lettura.
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Toni Costa
Toni Costa nasce nel 1935 a Padova, dove vive ancora adesso. Nel 1959, insieme a Mariani, Massironi, Biasi, Landio e Chiggio, è cofondatore del Gruppo N di Padova, un collettivo di lavoro e ricerca che pone al centro della propria poetica l'analisi sistematica dei fenomeni di percezione. In un testo programmatico questi artisti si dichiarano "disegnatori sperimentali", liberi dalle tendenze artistiche del momento e accomunati dalla volontà di trovare una nuova definizione di arte. Le attività dei singoli membri e del gruppo sono strettamente correlate: sono molte, infatti, le opere realizzate collettivamente rifiutando la personalità individuale degli artisti, in linea con le tendenze del movimento europeo dell'arte cinetica che vedeva il lavoro di equipe come modello ideale per il continuo sviluppo artistico. Il suo lavoro è spesso caratterizzato dall'incontro tra il mondo dell'arte e quello dell'indagine scientifica: un insieme di regole logico-matematiche assurge a sistema, diventando il fondamento dell'arte ed esprimendo l’ideale di un perfetto ordinamento razionale. Ad oggi, Costa ha partecipato a tutte le esposizioni ufficiali dell'arte programmata, ribadendo la singolarità della sua ricerca artistica, che è ricordata come una delle più emblematiche dell'arte cinetica insieme a quelle di Colombo, Calder e Vasarely
Le opere dell'artista sono presenti nei più prestigiosi musei del mondo, dal Moma di New York alla Galleria d'Arte Moderna di Roma
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Vanni Cuoghi
Nato a Genova nel 1966 vive e lavora a Milano.
Si diploma in Decorazione Pittorica presso l' Istituto Statale d' Arte di Chiavari (Ge) e in Scenografia presso l'Accademia di Belle Arti di Brera , Milano. Tra il 1989 e il 1992 lavora per alcune riviste italiane come illustratore e frequenta l'Accademia Disney. Fino al 2002 decora e affresca interni ed esterni di chiese e palazzi nobiliari reinterpretando gli stilemi della grande decorazione barocca.
Tra le varie mostre pubbliche si ricordano nel 2004 Allarmi a cura di Norma Mangione, Ivan Quaroni, Alessandro Trabucco ed Irina Zucca Alessandrelli presso la Caserma De Cristoforis a Como e Sirene a cura di Alessandro Trabucco, presso il Museo Galata del Mare a Genova.
Nel 2006 viene invitato da Maurizio Sciaccaluga ad Ars in Fabula presso il Palazzo Pretorio di Certaldo (Fi) ed è finalista del Premio Celeste al Museo Marino Marini di Firenze.
L'anno successivo è finalista del Premio Cairo, al Palazzo della Permanente di Milano e del Premio Fabbri alla Fondazione del Monte di Bologna. Partecipa alla mostra Arte Italiana 1968-2007 Pittura a cura di Vittorio Sgarbi e viene inserito da Ivan Quaroni nel libro Laboratorio Italia edito da Johan & Levi. Un suo dipinto viene scelto come logo per rappresentare le manifestazioni estive del Comune di Milano.
Nel 2008 affresca l'intera facciata della Chiesa di Santa Caterina da Genova con le storie della vita della Santa, partecipa alla quarta edizione di Allarmi a Como. Inoltre, espone a Frieze Art Fair a Londra.
E' presente alla Biennale di San Pietroburgo (Russia) nella sezione curata da Enzo Fornaro ed espone in Cina nella mostra Pechino 2008- Artathlos a cura di Piero Addis presso l'Haidian Exibition Center . A Shangai espone nella mostra collettiva Maestri di Brera presso il Liu Haisu Museum.
Partecipa nel 2009 con il gruppo Italian Newbrow a cura di Ivan Quaroni alla quarta Biennale di Praga (Repubblica Ceca) e alla Biennale Giovani nel Serrone della Villa Reale di Monza. Il comune di Como sceglie delle immagini dei suoi lavori per pubblicizzare la manifestazione ES-CO.
Nel 2010 è invitato da Mimmo Di Marzio alla mostra Ex Novo presso la sede della Banca Akros a Milano e un suo dipinto viene stampato su un'edizione limitata di borse prodotte da Henry Cotton's in occasione della Vogue Fashion's Night Out.
Partecipa alla mostra Attention! Border Crossing presso il Museo d'Arte Contemporanea di Permm (Russia).
E' inserito nel 2011 nel libro scritto da Ivan Quaroni Italian Newbrow pubblicato da Giancarlo Politi Editore, espone inoltre nella mostra Nuovo Profilo Italiano, presso lo stand della galleria Area B a Scope Art Fair di NewYork.
E' tra I finalisti del Premio Maretti al museo Pecci di Prato.
In occasione del Salone del Mobile, presso la galleria Bianconi di Milano, presenta dodici piatti in maiolica decorati presso la bottega Gatti di Faenza. Un progetto a quattro mani che vede l'intervento dello chef Davide Oldani.
Partecipa alla 54 Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia presso il Padiglione Italia alle Corderie dell'Arsenale invitato da Matteo Ramon Arevalos a cura di Vittorio Sgarbi.
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Paolo De Biasi
Paolo De Biasi è nato a Feltre nel 1966. Attualmente vive e lavora a Treviso. Architetto, ed artista da sempre, solo da due anni decide di esporre al pubblico il suo lavoro, attraverso la partecipazione al Premio Celeste, di cui è finalista nel 2007. E’ proprio questo premio, che lo spinge a confrontarsi ora con il mondo delle Gallerie e delle Istituzioni d’Arte Contemporanea con ottimi riscontri di critica e pubblico.
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Roberto Demarchi
Roberto Demarchi è nato nel 1951 a Torino.
Il suo percorso artistico, iniziato nel 1969, ha consapevolmente scelto rari momenti di pubblica visibilità. Nel 2005 ha firmato il suo manifesto etico in cui spiega il rifiuto di aderire alle convenzionali logiche di mercato e la scelta di lavorare in piena libertà e autonomia. Nel 2001 l’artista ha iniziato il ciclo Perì Physeos (Della Natura) rappresentando una profonda riflessione sul pensiero dei filosofi presocratici. Da allora la ricerca del pittore si è orientata anche sull'interpretazione e rappresentazione delle tragedie di Eschilo e di episodi sacri tratti dall'Antico e dal Nuovo Testamento. La sua arte scaturisce da meditate premesse di ordine storico e filosofico tradotte in un linguaggio pittorico peculiare e difficilmente inquadrabile nelle grandi tendenze del contemporaneo.
Nel 2003 l'editore Crocetti ha pubblicato una importante monografia del ciclo Perì Physeos realizzata sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio Comunale di Roma e presentata in Campidoglio e a Palazzo Bricherasio a Torino, che raccoglie le testimonianze di alcuni dei più autorevoli letterati, poeti e filosofi italiani ed europei contemporanei.
Le mostre di Roberto Demarchi sono curate e presentate da due dei più autorevoli Storici dell’Arte italiani. Il Professor Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, che nel 1995 ha ricoperto la carica di Ministro per i Beni Culturali, nel 2009 ha curato e presentato la mostra Genesi del Mondo e Genesi dell’Arte, allestita presso Santa Maria del Popolo a Roma. Il Professor Claudio Strinati, già Soprintendente al Polo Museale di Roma, autore di numerosi articoli scientifici sulle principali riviste italiane, ad Aprile 2011 ha presentato e commentato l’opera La Passione secondo Matteo, riflessione in astrazione sull’omonima opera di J.S. Bach, presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano; a fine anno curerà una mostra dedicata all’artista dal titolo Vangeli Astratti in Santa Rita in Campitelli a Roma.
Le opere dell’artista sono esposte in permanenza presso la Galleria Genesi di Milano e presso la Galleria Mercurio di Torino.
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Fulvio Di Piazza
Fulvio Di Piazza nasce a Siracusa nel 1966, vive e lavora a Palermo.
Dal 1989 al 1993 frequenta I'Accademia di BB.AA. di Urbino, dove consegue il Diploma. Nel 1995 si dedica alla pittura, nel 1996 da vita con Bazan, De Grandi e Di Marco alla cosiddetta Nuova Scuola di Palermo.
Da alcuni considerato il Bosch contemporaneo, l'artista va a forzare dei limiti e a rimettere in discussione qualsiasi genere di conformismo e di assuefazione all'abitudine a alla pigrizia. In particolare, stimola nell'osservatore un diverso tipo di visione, assai più lenta, riflessiva e dettagliata, sottraendosi appunto all'impatto distratto della prima impressione da cui il nostro occhio è troppo spesso condizionato. Per "gustare" i quadri di Di Piazza ci vuole tempo, bisogna concentrarsi,non accontentarsi di un generico sguardo d'insieme e leggere con cura ogni singolo particolare. La sua acutezza stravagante restituisce un avvolgente horror vacui che ha pochi equivalenti nella pittura contemporanea e che invece ritroviamo più spesso nel cinema - nelle infinite sequenze particolareggiate fino all'ossessione in Peter Greenaway, negli sfondi barocchi in David Lynch, nel gioco dell'assurdo favolistico in Tim Burton.
Pur essendo pittore rigorosamente di immagini e storie, Di Piazza non concede troppo alla dimensione della narratività e predilige invece la costruzione metastorica e avulsa, si potrebbe dire straniata, al puro e semplice racconto. Agisce sulla struttura dell'opera come fanno i grandi romanzieri che si attardano sulle microstorie per eludere il tema principale, stipandovi all'interno tutte le passioni, le follie, i desideri di cui si nutre. Nei suoi quadri compaiono spunti dalla scrittura fantastica in diverse modulazioni - i classici romanzi d'avventura alla Jules Verne, la fantascienza minore, i bestiati di Borges e Bioy Casares - e della cinematografia di culto che fa suo il gusto per l'orrido e il grottesco, il paradossale e il paranormale. Di Piazza inoltre si diverte a "riabilitare" i fantasmi della vecchia pittura novecentesca, quella oggi meno considerata dalla storiografia critica proprio perchè lontanissima dal desiderio di semplificazione comune alla nostra epoca: il Surrealismo più ampolloso e retorico, in particolare quello di Salvador Dalì, maestro dell'eccesso e alfiere dell'apparenza.
Nelle parole di Luca Beatrice: "Nella pittura di Fulvio Di Piazza, Arcimboldo si è incontrato con i cartoon di Disney: la ricercatezza, l'attardarsi sul particolare e sul dettagio, tutto sommato il fascino dell'inutile si sono incontrati con l'efficacia simbolica dei personaggi dei fumetti, con la loro capacità di parlare di vizi e virtù antropomorfe utilizzando caratteri della fisiognomica umana. Ciò che è negato (per convenienza) alla nostra specie si concede invece a creature aliene, inquilini della fantasia, che non a caso hanno nei bambini i loro più decisi ammiratori."
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Salvatore Elefante
Salvatore M. Elefante nasce a Napoli nel 1980. Nel 2006 si trasferisce a Barcellona dove studia fotografia all'Istituto Superiore di Disegno.
Nella sua relazione con la fotografia si distanzia dal ritmo del lavoro foto-giornalistico, prendendosi il tempo necessario per costruire i suoi soggetti. Usa la fotografia come uno strumento che ha l'abilità di penetrare profondamente nella realtà, cosciente dell'assurdità di dare alla stessa lo stato di verità oggettiva. I suoi lavori prendono sempre spunto da implicazioni emotivo-razionali con i soggetti trattati. Tra i suoi ultimi progetti ci sono Iconografia Napoletana dove esplora il tessuto connettivo religioso della città nella quale è nato e WE AR dove studia l'abbigliamento come linguaggio ed elemento fondamentale, assieme al corpo e allo spazio, per un'analisi identitaria.
I suoi lavori sono presenti in varie collezioni private tra cui quella del Musée de l'Elysée di Lausanne in Svizzera e quella della Michaelis School of Fine Arts di Cape Town in Sud Africa.
Ha partecipato a numerosi festival: Emergent-Photography and Visual Arts International Festival (Lleida, Spagna); PhotoIreland - Ireland's International Festival of Photography (Dublino, Irlanda); Flash Forward Festival 2010 (Toronto, Canada); Fotoweek DC 2010 (Washington D.C., USA); Les Rencontres d'Arles 2010 (Arles, Francia).
Ha esposto anche a Barcellona, Budapest, Miami, New York e Milano.
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Ron English
Ron English nasce a Dallas nel 1959. Vive e lavora a New York.
L'artista raggiunse la fama alla giovane età di 22 anni quando mise in ginocchio la multinazionale del tabacco Camel con una campagna che criticava l'uso di un cammello in forma cartoon per far avvicinare i giovani al fumo: English con incredibili acrobazie sostituì gran parte dei cartelloni pubblicitari del brand con le sue opere hand-made che rappresentavano lo stesso animale ribaltandolo in un personaggio di controinformazione. Dopo aver vinto la sua battaglia contro il colosso del tabacco, che infine ritirò la denuncia contro il ragazzo per evitare un ulteriore danno di immagine, l'artista rivolse le sue attenzioni al clown Ronald del famoso marchio di fast food, realizzando sculture che ispirarono il documentario di Morgan Spurlock Super Size Me.
Incubo delle multinazionali, English è strettamente collegato alla campagna presidenziale di Barack Obama per cui realizzò un'immagine con la faccia del candidato sovrapposta a quella di Lincoln che è oramai diventata una vera e propria icona.
Nel 2010, il marchio di vodka Absolut lo sceglie per proseguire il progetto di Urban Art Absolut Wallpaper, iniziativa che vede l'azienda impegnata nella valorizzazione artistica di spazi e muri delle città italiane: le sue opere di Milano e Roma si inseriscono perfettamente nella sua ricerca estetica, caratterizzata da rielaborazioni di celebri capolavori della storia dell'arte ed originali interpretazioni di icone e miti della cultura pop.
Considerato uno dei più grandi esponenti del cultural jamming, la pratica di mescolare insieme stili, epoche ed arti superando i confini finora tracciati, nel 2009 espone per la prima volta in Italia con una personale presso The Don Gallery. Ha recentemente inaugurato la sua ultima mostra presso la Opera Gallery di New York.
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Emanuela Fiorelli
Emanuela Fiorelli nasce a Roma nel 1970, dove vive e lavora.
Si è diplomata all’Accademia Di Belle Arti di Roma nel 1993. Del 1996 è la sua prima mostra personale, dove compare già la spinta ad ampliare la dimensione della profondità. Tra il 1998 e il 2001 le vengono assegnate diverse borse di studio che le garantiscono residenze artistiche in Turchia, Polonia e Stati Uniti.
Negli anni successivi, la critica si accorge del suo talento: nel 2003 è invitata alla XIV Quadriennale “Anteprima Napoli” e nel 2004 vince il Premio Accademia Nazionale di San Luca/Pittura.
Nel 2005 partecipa alla mostra Lucio Fontana e la sua eredità, dove si intende evidenziare una linea di continuità tra l’opera di Fontana e quella di alcuni artisti di generazioni successive. Il lavoro di Emanuela Fiorelli, infatti, affonda le sue radici nello Spazialismo di Fontana e negli sviluppi “oggettuali” che esso produce nel lavoro di Bonalumi e Castellani: l’artista crea spazi, la cui struttura è resa visibile da un’intricata trama di fili, ma soprattutto dalla trasparenza della tarlatana.
Nel 2007 è invitata da Michele Emmer ad elaborare un intervento ed un’installazione nell’ambito del convegno “Matematica e Cultura” all’Università Cà Foscari di Venezia. Gli atti del convegno sono pubblicati nel libro “Matematica e Cultura 2008” dalla casa editrice Springer.
Nel 2008 la Gedok la premia con una mostra personale alla Biennale d’Arte di Karlsruhe (Francoforte). Nel 2009 partecipa alla mostra “CROMOFOBIE Percorsi del bianco e del nero nell’arte italiana contemporanea” a cura di Silvia Pegoraro, tenutasi presso l’Ex Aurum di Pescara progettato negli anni ’30 da Giovanni Michelucci.Tra le recenti esposizione si ricorda la partecipazione ad Experimenta, la Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri che punta alla promozione delle opere d’arte delle ultime generazioni all’estero. Nel 2010 vince il Premio Banca Aletti Artverona per la sessione pittura/ scultura/ installazione e video.
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Andrea Francolino
Andrea Francolino nasce a Bari il 27 aprile 1979, vive e lavora a Milano.
Nel 1997 si diploma presso il Liceo artistico di Matera dove risiede e nel 2004 si diploma in scultura all'Accademia di Belle Arti di Bari.
Andrea Francolino, strappa i miti graffiati dalle sue tele per racchiuderli in appositi packaging. Uno scherzo, che tradotto in un linguaggio fatto di slogan, marchi e giochi di parole, racconta molte cose attraverso l'ironia: alle volte tagliente, ma sempre divertente, semplice, immediata. Un gioco ironico che non dimentica mai la realtà. Le domande che sorgono al momento di trasferire un'icona in un'immagine nuova, sono svariate. Ma accomunate dalla rappresentazione. Da qui, la realizzazione quasi pubblicitaria di soggetti - i cui corpi, messi in posa appartengono a perfetti sconosciuti - che sarebbe fuori luogo vedere su cartelloni o riviste; ma che diventano opere d'arte pop-consumistiche. Icone sempre attuali, come Fidel Castro o Woody Allen, vengono rivisitate in modo inusuale: ed è per questo motivo che Allen si trasforma in Aulin, marcando con un farmaco il nostro contemporaneo ipocondriaco; e un Fidel diviene Lidl: chiaro invito al consumismo capitalistico. E ancora, lo statista Stalin che rappresenta la compagnia Stalin e Oil; Mao Tze Tung che diventa Miao, intento com'è a cucinare un gatto con contorno di crocchette. Si gioca così in modo ironico sul nome e sul fatto. È il caso di Michael Jackson, trasformato in più bianco non si può grazie al noto detersivo; e della sua amica del cuore, l'attrice Liz Taylor famosa per i suoi gioielli kolossal, che viene sì riprodotta nel massimo della sua bellezza, ma sgranocchia crackers in felpa e ciabatte.
Ingrediente unico delle opere di Andrea Francolino è il catrame. Cosparso sulla tela, viene poi tolto attraverso l'originale tecnica abrasiva della scartavetratura. Fatica fisica, prestata alla risoluzione dell'immagine. Tanti sono i personaggi che animano le opere: Pollock, Bacon, Moana, Totò, Gandhi, Meucci, Martin Luther King, Hitler, Mussolini... Una sorta di terapia di gruppo che solletica la vista e la mente, regalando un sorriso.
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Michelangelo Galliani
Michelangelo Galliani è nato nel 1975 a Montecchio Emilia (RE) dove vive e lavora.
Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara ed ha iniziato ad esporre appena ventenne.
Nel 1998 la Galleria B&B di Mantova gli dedica una mostra monografica ed in quella occasione si interessano a lui, tra gli altri, i critici Alessandro Riva, Maurizio Sciaccaluga, Claudio Spadoni e Raffalla Iannella.?Galliani scolpisce il marmo ricercando nuove forme di vita: celebri sono le sue Metamorfosi, dove la figura umana si mescola con forme animali. La sua produzione sa infatti perfettamente coniugare la classicità della tecnica con le allusioni ad un presente inquietante. ?L'approccio alla sua opera non può ignorare, infatti, i riferimenti ad una natura sempre più manipolata, dove l'identità dell'essere è sempre più in crisi. In uno scenario sospeso tra mitologia e fantascienza, ecco allora affacciarsi l'inquietante spettro della clonazione e dello smembramento del corpo umano, sempre più oggetto e sempre meno soggetto della scienza.
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Erwin Olaf
Erwin Olaf nasce a Hilversum in Olanda nel 1959. Vive e lavora ad Amsterdam.
Mescolando giornalismo fotografico e fotografia in studio, Olaf si fa notare sulla scena artistica internazionale nel 1988 quando la sua serie Chessmen si aggiudica il primo premio nella Young European Photographer Competition. In seguito a questo riconoscimento, gli viene dedicata una mostra presso il Ludwig Museum di Colonia (Germania) che gli assicura grande notorietà.
A partire da questo momento, l'artista inizia ad esplorare in profondità le tematiche relative al sesso, alla sensualità, all'umorismo, alla disperazione ed alla grazia, che svilupperà nelle serie successive. Dopo il suo debutto fotografico caratterizzato dall'uso del bianco/nero, Olaf inserisce gradualmente il colore e la manipolazione digitale nelle sue opere. Famoso anche per il lavoro in ambito commerciale e pubblicitario, l'artista realizza raffinati commenti, ricchi di humour e visivamente folgoranti, ai processi comunicativi dei mondi della pubblicità, della moda, dei tabloid scandalistici e della fotografia pornografica. Le sue opere sono consapevoli assemblaggi di linguaggi eterogenei con cui l'artista crea radiografie impeccabili e leggermente destabilizzanti dell'immaginario mediatico contemporaneo. I protagonisti guardano dritto in faccia lo spettatore incarnando sfacciatamente gli incubi e le spersonalizzazioni prodotti dai processi di comunicazione di massa e dunque parte essenziale del nostro quotidiano.
Il fotografo ha tenuto personali di rilievo in importanti spazi espositivi quali il Museum Stedelijk di Amsterdam, il Paris Photo di Parigi e la galleria Wessel O'Connor di New York.
Nel 1988 ha vinto il premio Giovani Fotografi Europei e nel 1998 il Leone d'Argento a Cannes per la campagna pubblicitaria realizzata per Diesel.
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Fabio Giampietro
Fabio Giampietro nasce a Milano nel 1974, dove vive e lavora.
Si laurea nel 1998 presso l'Istituto Universitario di Lingue Moderne IULM a Milano.
Fabio Giampietro realizza dipinti spesso di grandi dimensioni su cui stende il colore ad olio per poi raschiare via quello stesso pigmento e far emergere il bianco della tela a creare effetti di luce e contrasti tonali con i grigio-ocra della pittura che danno forma alle architetture.
Le sue Vertigo sono vedute estreme di città spesso immaginarie ma per nulla irreali; inquietanti metropoli moderne che rimandano a inquadrature cinematografiche e immagini da fumetto. Davanti alle sue tele si viene letteralmente trascinati dentro lo scenario apocalittico di una città in distruzione oppure portati sul ciglio di un grattacielo e costretti a puntare lo sguardo sotto i propri piedi; dalla cima è difficile percepire la presenza degli esseri umani, assenti oppure troppo lontani lì sulla piazza e così si resta soli con le proprie inquietudini davanti a città immense ma desolate; gli edifici invadono lo spazio della tela e proseguono oltre suscitando quasi un senso di soffocamento.
L'opera di Giampietro fa provare l'ebbrezza della vertigine e allo stesso tempo la paura di cadere, la paura della fine e oscillare tra le due sensazioni lascia in quel senso di precario equilibrio, metafora del disagio del vivere, a metà tra voglia di voltare lo sguardo e oscuro desiderio di lasciarsi cadere, tra razionalità e impulso, convenzione e meraviglia.
La nuova serie di lavori parte ancora dal senso di vertigine nella costruzione dell'immagine: numerosi palazzi colti dall'alto in prospettiva diventano come pixel dal cui accostamento si generano soggetti o icone. E' così che lo sguardo è condotto attraverso due possibili letture, quella di edifici ammassati o quella di figure, volti, personaggi che da questi sono costruiti; ma c'è un terzo livello di lettura, dove le due visioni si sovrappongono generando interpretazioni particolari dell'opera: il Cristo del Mantegna appare steso su di una città anonima e inquietante, come monito di valori morali profondi; un Clown con la bocca spalancata sembra inghiottire la città intera e tutto ciò che l'abita con un riso sarcastico e beffardo.
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Chris Gilmour
Chris Gilmour è nato a Stockport, vicino a Manchester nel 1973. Vive e lavora a Udine.
L’artista inglese si specializza nella riproduzione in scala 1:1 di oggetti tipici della vita quotidiana, scegliendo come unico materiale il cartone riciclato.
La verosimiglianza dei suoi soggetti a quelli reali, creati senza alcun sostegno e con il solo utilizzo di colle, crea un effetto di divertimento e di stupore, grazie alla semplicità dei materiali contrapposto all’incredibile cura nella ricerca del dettaglio. Gilmour prende ispirazione da oggetti domestici appartenenti alla vita quotidiana e da icone socio-culturali estremamente “pop”, quali ad esempio la “Lambretta” o la “FIAT500”, simboli capaci di trasmettere emozioni, innescando il principio interattivo tra spettatore ed opera.
Nel 2006 l’artista ha vinto la VII Edizione del Premio Cairo con l’opera Auto Taxi.
Sulla scena artistica statunitense, tra gli operatori più importanti del settore che si occupano di Chris Gilmour citiamo la rinomata Galleria Freight and Volume di New York.
In Italia l’artista è principalmente rappresentato dalla Galleria Marcorossi di Milano dove si è conclusa a fine marzo 2011 l’esposizione Non è tutto come sembra che presentava le sue opere inedite.
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Angela Glajcar
Angela Glajcar nasce nel 1979 a Mainz in Germania.
Studia scultura presso la Akademie der Bildenden Künste di Norimberga sotto la guida del Professor Tim Scott.
Inizia il suo percorso artistico come scultrice tradizionale utilizzando i materiali classici, dall'acciaio al legno, ma presto scopre la sua passione per le possibilità espressive della carta. Già nel 2000, completa una larga scala di collages di carta in studio a Coblenza, insieme ad una serie di sculture di legno di Noyane. Nel 2001 collabora con il Ministero della Cultura bavarese al progetto "Correspondence in Space" che rappresenta la prima presentazione di opere composte di legno e carta connessi come un unico mezzo artistico. Nel 2002 le viene assegnato lo ZONTA Art Prize ed inizia a focalizzarsi su pezzi di carta in larga scala su parete.
Nelle parole dell'artista: “La carta meraviglia per la sua presenza sculturale. Reagisce all’atmosfera in tanti modi diversi. La carta seduce tramite la sua sensualità tattile: si desidera di toccarla, di sentirla e reagisce fortemente all’esterno e alla luce. Grazie alla tecnica della sovrapposizione, le opere di carta si fanno penetrare dalla luce creando sempre nuove forme”.
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Francesco Granducato
Francesco Granducato nasce a Caltanissetta nel 1959. Vive e lavora ad Alassio.
Avverte presto la forte esigenza di dare corpo a quello spirito artistico che sente radicato profondamente dentro di sé. Decide quindi di trasferirsi a Firenze dove si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti. Da qui comincia la sua ricerca nell’ambito di varie correnti artistiche ma senza sentire un particolare legame con alcuna di esse.
Viene, infatti, attratto dalla sperimentazione che vede, anche nell’uso dei più diversi materiali, come una fonte continua di nuovi stimoli ed idee.
È proprio nei luoghi di ritrovo abituali che la sua attenzione viene attratta dal possibile riciclo di alcuni materiali usuali; la lamina metallica delle lattine vuote darà vita a numerosi interessanti lavori, tra cui American Coke e INRI 2000.
Saranno però le cannucce colorate ad esercitare su di lui un’attrazione fortissima. L’esigenza di utilizzare questo materiale diventerà irresistibile e darà corpo alla sua più recente sperimentazione: ritratti, forme astratte, personaggi coloratissimi e mutevoli grazie all’uso di questo elemento.
Un collezionista tedesco in vacanza in Italia, lo nota, si appassiona a questa insolita interpretazione d’arte ed organizza per lui una mostra ad Heidelberg, dove riscuote un notevole consenso di critica e di pubblico. Da qui si apre al mercato e nasce un nuovo desiderio di confronto e ricerca per esprimere sé stesso: sperimentare, lavorare, creare, perché è nel fare che Francesco Granducato trova la sua ispirazione.
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Ben Grasso
Ben Grasso nasce nel 1979 a Cleveland (Ohio). Attualmente vive e lavora a Brooklyn (New York).
La pittura di Ben Grasso si basa sull’esplorazione del senso di instabilità e fragilità di tutto ciò che ci circonda. Riferendosi al clima sociale e politico attuale, l’artista vuole sottolineare quanto siano labili in realtà le certezze umane, che possono sgretolarsi da un momento all’altro. In un’atmosfera surreale, Ben Grasso propone immagini altamente suggestive dove gli oggetti, come le case, simbolo della sicurezza e del benessere economico della società contemporanea, implodono e si sgretolano all’improvviso, analizzando in questo modo la relazione che può intercorrere tra distruzione e vita quotidiana.
Principalmente rappresentato sulla scena artistica statunitense, nel 2010 ha ricevuto il “Premio Pittura” della New York Foundation for the Arts (NYFA).
Ben Grasso ha partecipato a numerose fiere internazionali di rilievo negli Stati Uniti e in Europa come Pulse, Scope, Art Chicago, Fiac e Kunst Zurich.
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Massimo Gurnari
Massimo Gurnari nasce a Milano nel 1981 dove attualmente vive e lavora. Dopo il diploma al liceo artistico Hajech di Milano frequenta un corso di pittura in Brera abbandonato poco prima della tesi. Nel 1995 comincia a dipingere in strada avvicinandosi ad alcuni dei pionieri del writing in Italia e cominciando a fare le prime tag. Artista storico della Galleria AreaB, chiari nei suoi lavori gli influssi derivati dal mondo del tatuaggio (attualmente è anche tatuatore ma tatua solo le sue opere), della custom culture, dalla pop art (nell’accezione di popular) e dalla street art.
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Riccardo Gusmaroli
Riccardo Gusmaroli è nato a Verona nel 1963, vive e lavora a Milano.
La libertà con cui spazia nella scelta dei materiali che utilizza per creare le sue opere è sorprendente e curiosa ma mai casuale: francobolli, cartine geografiche o barchette di carta richiamano viaggi immaginari con rotte impossibili.
Materiali semplici, umili, unione delle esperienze quotidiane della società nella quale viviamo e alla quale l’artista si ispira e si dichiara.
Filo conduttore delle opere di Riccardo Gusmaroli è il movimento, inteso non solo come spostamento fisico dei corpi, ma soprattutto come circolazione di energia pura: questa idea è chiaramente visibile nel ciclo Vortici, dove barchette di carta disegnano rotte circolari e spiraliforme su tele monocromatiche.
Recentemente le sue opere sono state esposte presso la Galleria Spazia di Bologna in una collettiva di artisti dal titolo 11 e presso la Galleria CircoloQuadro di Milano in una collettiva intitolata Numerouno Enpapier.
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Fabio Inverni
Fabio Inverni è nato a Firenze nel 1968. Vive e lavora a Poggio a Caiano (Prato).
Figlio di Francesco Inverni, pittore e insegnante di ornato e figura presso il Liceo Artistico di Firenze fino al 1991, Fabio sviluppa proprio grazie al padre un'innata passione per la pittura come autodidatta.
Durante la sua infanzia, frequenta gallerie, circoli d'arte e accompagna il padre nella visita di varie mostre importanti, tra cui la Biennale di Venezia del 1978. Ma nonostante viva l'arte in senso intimo e familiare, si avvicinerà più tardi alla pittura.
Si iscrive all'Istituto Tecnico Industriale T.Buzzi a Prato e si diploma nel 1988. Nel 1988 si trasferisce a Roma e lavora presso la Faro Disegni come designer di tessuti. Vi rimane fino al 1991, anno che segnerà profondamente e definitivamente la sua vita. Suo padre muore precocemente e di fronte a questa amara realtà, Inverni decide di avvicinarsi alla pittura.
Nel 1992 frequenta gli astisti della storica "Saletta Ambra" di Poggio a Caiano e vi realizza nello stesso anno la sua prima personale.
Oltre all'America, ha esposto i suoi quadri in Europa (Spagna e Belgio) e in Sud America (Cile).
Ha partecipato ad importanti fiere e mostre in varie città d'Italia. I suoi quadri sono esposti in importanti collezioni pubbliche e private.
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KayOne
Uno dei writer italiani della prima ora, KayOne, classe 1972, ha cominciato nel 1988 a 15 anni. Pioniere a Milano quando i graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani e quando le tendenze impiegavano cinque anni per attraversare l’Oceano. Marco Mantovani oggi ha 39 anni e passa gran parte del suo tempo negli uffici dell’'associazione culturale Stradedarts, fondata insieme con suo fratello lavorando come Art Director e dipingendo quadri. Fondatore agli inizi degli anni ‘90 della prima fanzine italiana di graffiti “Tribe Magazine”, non ha mai abbandonato la sua passione per l’arte e il writing, che fa parte ancora oggi della sua quotidianità, organizzando e partecipando a numerose manifestazioni di writing ed eventi artistici in tutta Italia.
KayOne la cui opera è caratterizzata da accostamenti di colore piacevoli e audaci, caos energetico di linee, forme che richiamano le arterie urbane, il respiro della città e dell’arte che la colora, su tela ritrova una forma più gestuale e istintiva del dipingere. Senza abbandonare quel impatto visivo classico del writing, che su muro esprime tutta la sua forza con colori e dimensioni, nei suoi lavori mantiene quell’impatto del colore e della materia, realizzando con la gestualità della pennellata scritte, lettere ed esplosioni di colore, simili a scosse di energia provenienti da un Big Ban dell'universo stradale. Realizzando opere polimateriche con colori intensi e cromatismi capaci di dare vita ad armonie di colori dall'equilibrio perfetto, che evidenziano un talento artistico capace di trasportare su tela l'emozioni della strada, il sapore del vissuto e dei muri di periferia. Lavori istintivi che trasmettono un percorso di 20 anni di writing, in strada.
Le sue ultime mostre che ricordiamo, la personale nel 2009 "Caratteri Mobili" alla Triennale Bovisa (curata da Marco Meneguzzo) e nel 2010 "Writing the City" al Castello Visconteo di Pavia (curata da Giovanni Faccenda). Fino al 27 settembre è esposto con una sua tela intitolata "Reattore 4" nella 54° Biennale di Venezia - Padiglione Lombardia a Palazzo Lombardia a Milano.
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Mark Kostabi
Mark Kostabi nasce a Los Angeles nel 1960. Vive e lavora tra New York e Roma.
La famiglia dell'artista, immigrata dall'Estonia, si stabilisce in California, dove Kostabi rimarrà per i primi anni della sua vita nella località di Whittier. Studia disegno e pittura alla California State University. Nel 1982, si trasferisce a New York e dal 1984 diventa un'importante figura di riferimento all'interno del movimento artistico dell'East Village. Durante questi anni si diverte attraverso l'uso provocatorio dei mass media, realizzando auto-interviste a proposito dell'arte contemporanea. Nel 1987 sbarca nel mercato artistico internazionale, quando le sue opere vengono richieste da gallerie di Giappone, Stati Uniti, Australia e Germania. Nel 1988 fonda Kostabi World: il suo studio, galleria, ufficio a New York. Questa struttura produce grazie ai molti assistenti circa 1.000 quadri all'anno, di cui solo una piccola parte porta la firma del maestro. Dal 1996 divide la sua vita tra New York e Roma dove diventa un modello per molti artisti italiani. Negli scorsi anni si dedica al disegno di marchi pubblicitari e di oggetti di design tra cui orologi Swatch, tazze per caffè espresso, accessori per il computer e recentemente la maglia rosa del Giro d'Italia. Ha collaborato pittoricamente con Enzo Cucchi, Arman, Howard Finster (nel 1992), Tadanori Yokoo (nel 1993) e Enrico Baj (nel 1992). Nel corso della sua carriera ha rilasciato interviste alla CNN e al canale MTV oltre che a numerose riviste e settimanali quali: New York Times, People, Vogue, Playboy, Forbes, New York Magazine, Domus, Artforum, Art in America, Artnews Arts, Flash Art e Tema Celeste.
Le sue opere sono presenti nella collezioni di alcuni dei musei più prestigiosi del mondo: il MOMA di New York, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Guggenheim Museum di New York, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
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Michal Macku
Michal Macku nasce nel 1963 in Cecoslovacchia. Fin da bambino, vuole essere un artista, interessandosi a diverse forme d'arte (pittura, disegno, scultura) fino ad arrivare alla fotografia nel 1978. Si diploma presso la facoltà di tecnologia dell'Istituto Politecnico di Brno e l'Istituto d'Arte Fotografica di Praga. Dopo un breve periodo di insegnamento presso l'università di Palacky a Olomouc, a partire dal 1992 si dedica all'arte a tempo pieno, esplorando le infinite possibilità della fotografia.
L'artista è l'inventore di una rivoluzionaria tecnica fotografica chiamata "Zhellazh" o "Gellage", un neologismo combinazione delle parole gelatina e collage. Questa tecnica consiste nel trasferimento dei negativi fotografici su carta o vetro attraverso l'utilizzo di un materiale trasparente e plastico, una sorta di gelatina appunto, che permette di modificare e dare nuova forma alle immagini originali, cambiando le relazioni esistenti e dotandole di nuovi significati.
L'impressionante risultato si rifà alle tendenze del post-modernismo e del surrealismo, prediligendo toni scuri ed esprimendo lotte interne ed esterne e temi quali la morale e la libertà individuale. Il suo lavoro rappresenta immagini di corpi che vengono posizionate in nuove situazioni e contesti, rendendo la loro autentica realtà paradossalmente relativa. Attraverso la fotografia, l'artista riesce a catturare attimi di tempo per poi liberarli attraverso le modifiche che apporta con la gelatina e dare ai suoi soggetti la possibilità di seguire di nuovo la linea del tempo.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui quelle del Museum Ludwig di Cologne, il Museum of Fine Arts di Houston, The Royal Library of Denmark di Copenhagen, la Maison Européenne de la Photographie di Paris, l'Harvard Visual Center di Cambridge (Massachusetts), The Art Institute di Chicago, il MOPA - Museum of Photographic Arts di San Diego.
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Marco Mazzoni
Marco Mazzoni nasce nel 1982 a Tortona. Vive e lavora a Milano.
Utilizzando un vasto ed armonioso spettro di colori, l'artista crea notevoli composizioni dedicate a soggetti umani con l'uso esclusivo di matite colorate, una “tecnica classica” che paradossalmente poco utilizzata dai colleghi e che è quindi divenuta il suo marchio di fabbrica.
I suoi lavori raccontano personaggi “assenti”, trasognati, immersi in una sospensione temporale che diviene introspezione, malinconia, forse disagio ma che al contempo delinea individui dotati dello sguardo caratteristico di chi non si accontenta di essere osservato e che, a sua volta, pare indagare chiunque gli si prospetti dinanzi.
Secondo l'artista, il volto deve raccontare attraverso cicatrici e rughe una vita e una quotidianità, mitizzando l’esatto opposto di quello che si cerca di vendere come volto reale.
Le sue opere hanno origine da una ricerca fotografica effettuata dallo stesso Mazzoni, in modo da entrare in contatto personalmente con i soggetti che andrà poi a ritrarre.
Collabora con l'importante galleria newyorkese Jonathan LeVine Gallery.
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Matteo Negri
Matteo Negri nasce a San Donato Milanese (MI) nel 1982. Vive e lavora a Cernusco S/N (MI). Si è diplomato in Scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera.
La ricerca plastica di Matteo Negri è condotta attraverso il ricorso a tecniche artigianali; attribuisce grande importanza alla manualità come possibilità di ricerca e scoperta.
L'artista è interessato alla potenzialità espressive dell'oggetto del quale indaga l'essenza organica e architettonica.
Particolare è la scelta dei materiali, come la serie delle Mine realizzate in ceramica. Impreziosite dalle inaspettate reazioni di cottura dell'argilla e dai lampi degli smalti (i bianchi, i gialli, i rossi, il nero metallico), queste sculture diventano magiche e surreali; private della loro funzione primaria (l'esplodere) le mine assorbono nella seduzione della forma e del colore la violenza e la pericolosità insita nella loro funzione.
Da giochi per adulti (giochi di guerra) diventano oggetti innocui da indagare e violare: lacerate, incise, ferite o levigate e accorpate l'una all'altra, se ne apprezzano le componenti formali, cromatiche e gli effetti di luce e ombra che l'artista va ricercando.
Il contrasto tra la tipologia dell'oggetto e il materiale scelto inverte i rapporti: è la mina stessa, strumento di distruzione, a subire la violenza e il rischio di frantumarsi per la fragilità della ceramica con la quale è realizzata; si crea così un sottile stato ironico delle cose che Matteo Negri amplifica in un'opera come Biliardo dove le mine colorate sostituiscono le palle da gioco.
Altrettanta ironia pervade anche la serie L'Ego; i famosi mattoni da costruzione come le mine sono snaturati, privati della capacità di espletare la funzione per cui sono creati (il costruire): non c'è più grande possibilità di incastro e montaggio, i lego in resina sono parzialmente sciolti e fissati su lamiere, si presentano come oggetti fini a se stessi, di cui si può solo apprezzare l'aspetto cromatico e formale. Da giochi per bambini diventano giochi per adulti, sculture, opere d'arte nelle quali riconoscere parte nella nostra infanzia, del nostro (L')Ego.
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Yoshie Nishikawa
Yoshie Nishikawa, fotografa, nasce a Sapporo (Giappone) nel 1959.
Dopo la laurea presso l’università d’arte Ootani di Sapporo, nel 1982, si trasferisce a San Fransisco (USA) a specializzarsi in “The Fine Art of Photography” presso la San Francisco Academy of Art College. Nel 1983, alternandosi con vari masters presso la medesima università, comincia la sua carriera fotografica, come free-lance, lavorando tra Tokio, New York, Londra e Milano.
Nel 1996 decide di trasferirsi a Milano, pur continuando la sua collaborazione professionale con alcune case editrici, aziende ed agenzie fotografiche di Tokio, lavorando in campo pubblicitario, still life e moda, pubblicando suoi lavori su prestigiose riviste di case editrici come Conde Naste, Rizzoli, Mondadori, Hachette, Kodan-sha, Shogakkan e realizzando inoltre alcuni libri fotografici in Italia e Giappone.
Nel 2009 ha realizzato tutte le immagini fotografiche dei reperti del Museo Egizio di Torino, per conto del principale quotidiano giapponese The Asahi Shimbun, della Toei Company Ltd e della Fuji Television, utilizzate poi per il catalogo e per promuovere, nell’ambito di Italia-Giappone 2009, la grande mostra “ANTICO EGITTO IN TORINO” a Tokio, dove ha avuto oltre 200.000 visitatori, ed in altre quattro importanti città giapponesi: Sendai, Fukuoka, Kobe e Shizuoka.
Sempre nel 2009 ha vinto, su 673 professionisti selezionati e con una giuria d’eccellenza composta da oltre 50 personaggi leader nel panorama della comunicazione, il primo premio assoluto ed il primo premio in ambito Moda al “Premio della qualità creativa in fotografia professionale”, organizzato dalla “Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual” con la seguente valutazione critica da parte di Roberto Tomesani, coordinatore premio fotografico.org: "Yoshie Nishikawa è un’autrice completa - eclettica - la cui poetica produzione fotografica dimostra una competenza tecnica ma soprattutto una sensibilità estetica non comune". Nel 2010, sempre per il “Premio della qualità creativa in fotografia professionale”, ha vinto il primo premio nella categoria “Glamour”.
Yoshie Nishikawa appartiene a quella sfera di donne fotografe che sono emerse in Giappone dalla metà degli anni novanta e che si muove tra le sue origini giapponesi e l’adozione italiana. Nelle sue immagini ritroviamo tutto il sapore del sistema simbolico giapponese, un impero di significati totalmente vasto che occorre un disfacimento del nostro reale per comprenderlo appieno.
Attualmente, alternando la sua attività fotografica con una propria ricerca personale, svolge la sua attività professionale ed artistica tra Milano, Londra, Parigi e Tokio.
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Paola Pezzi
Paola Pezzi nasce a Brescia nel 1963, vive e lavora a Milano.
Allieva all'Accademia di Brera di Milano, segue i corsi di Luciano Fabro e Zeno Birolli assorbendo e personalizzando direttamente la lezione dell'arte povera che la spinge velocemente a capire le avanguardie artistiche contemporanee.
Dall'inizio degli anni '90 Paola Pezzi espone regolarmente in Italia e all'estero: citiamo ad esempio le Gallerie Franco Toselli, Ca' di Frà e Cardi di Milano, Massimo Minimi di Brescia e la recente esposizione presso lo Studio Simonis di Parigi.
Paola Pezzi partecipa regolarmente a numerose fiere internazionali d'arte e i suoi lavori appiano in numerosi articoli su riviste specializzate quali Juliet, Tema Celeste, Flash Art, Abitare ed Espresso.
Le opere di Paola Pezzi sono presenti nelle collezioni Saatchi & Saatchi, Galleria d'Arte moderna e contemporanea Palazzo Forti di Verona, Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea di Roma, Collezione Panza di Biumo, Varese, presso la B.N.L. di Milano e Roma, la Banca Commerciale Italiana e Banca Intesa.
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Simone Pellegrini
Simone Pellegrini nasce ad Ancona il 18 luglio 1972. Vive e lavora a Bologna.
Si diploma in pittura nel 1999 presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino.
In seguito, si trasferisce a Firenze per circa un anno dove inizia a lavorare duramente sulla sua tecnica espressiva e sulla sua ricerca estetica, cercando allo stesso tempo di entrare nei circuiti dell'arte contemporanea. È con la collaborazione con la galleria Cardelli & Fontana di Sarzana che inizia in maniera definitiva il suo percorso all'interno del mondo artistico. Nel 2003, vi inaugura, infatti, la sua prima personale "Rovi da far calce". Lavora con molte altre istituzioni italiane, fino a quando, nel 2006, inaugura la mostra "Stille" presso la Galerie Hachmeister di Munster che diviene la sua galleria di riferimento per la Germania.
Nel 2010 avvia, in occasione della doppia personale "Jus, il Giusto nel suo mondo", la nuova collaborazione con la Galleria GuidiMG Art di Roma. Le sue opere sono rappresentate dalle gallerie suddette presso ArteFiera di Bologna e ArtCologne.
La natura esercita una forte attrattiva su Simone Pellegrini, che ne sottolinea la componente più profonda e insondabile, quello che lui definisce "organico", quel lato della natura che elude il dominio della ragione, seguendo leggi proprie e rimandando ad un qualcosa di primigenio.
Le figure dell'artista risultano innocue a prima vita, ma alludono ad una dimensione che innocente non è. Nelle sue opere, si delineano, infatti, ambigui annodamenti, evocazioni di amplessi ed immagini perturbanti, elementi che non hanno ancora conosciuto la legge della ragione. Nelle parole di Adriana Polveroni "E' su questa naturalità eccedente che lavora Simone Pellegrini e in cui feconda il suo segno e il suo pensiero, ma in cui soprattutto fronteggia la vertigine che quella può spalancare".
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Paolo Radi
Paolo Radi è nato a Roma nel 1966. Vive e lavora a Roma.
Diplomato all’Accademia Di Belle Arti di Roma nel 1988, esordisce nel 1992 alla rassegna “Giovani artisti IV” al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Nel 2002 è invitato a realizzare il proprio lavoro presso la Fondazione “Sculpture Space” di Utica, New York. Nello stesso anno è vincitore del “Premio Giovani/Scultura” dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma.
Nel 2003 è invitato alla XIV Quadriennale “Anteprima Napoli”, Palazzo Reale e nel 2006 partecipa alla X Biennale di Architettura, Venezia.
Tra le recenti esposizioni si ricorda Experimenta; la collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri che punta alla promozione delle opere delle ultime generazioni all’estero.
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Lyle Roblin
Il fotografo canadese Lyle F. Roblin nasce a Prince George in Canada nel 1961.
A vent’anni, in cerca d’avventura, si arruola nella marina militare canadese, ma dopo cinque anni di carriera come militare subacqueo specializzato in operazioni speciali e di soccorso, un gravissimo incidente pone fine alla sua carriera attiva. Lasciata la marina, ricomincia a viaggiare, dedicandosi a attività diverse, ma con l’obiettivo di perseguire la sua passione per la fotografia. Approda infine a Milano, dove si stabilisce con la famiglia, dedicandosi a tempo pieno alla professione di fotografo.
Dotato di una sensibilità che fa sì che egli veda e percepisca il mondo circostante con un’intensità che impone uno sfogo espressivo, Lyle è un fotografo della vita sospesa delle cose. Nelle sue immagini, mai convenzionali, cattura quei dettagli che trasformano gli oggetti in icone e i paesaggi in simulacri dello spirito, rivelando l’anima (ma anche i muscoli e i tendini) del mondo in cui viviamo. La sua personalità schiva, unita ad una concezione profondamente intima e privata della sua visione artistica, ha fatto sì che per lungo tempo le sue opere rimanessero inedite, e venissero esposte esclusivamente in mostre private per un pubblico limitato di estimatori e investitori. Recentemente, tuttavia, il successo riscosso in occasione di eventi pubblici (dall’asta benefica The Art of Photography del1999 alla recente asta organizzata da Sotheby’s per Art and Charity a Montecarlo nel 2007) hanno convinto l’autore ad ampliare l’esibizione delle sue fotografie a gallerie e altri spazi-mostra. Nel maggio 2008 una sua personale, intitolata La vita sospesa delle cose, organizzata dal Piccolo Museo Sereno presso la Società Umanitaria di Milano con il patrocinio della stessa, ha suscitato l’attenzione del pubblico e della critica. Un’accoglienza analoga è stata riservata alle mostre successive.
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Dim Sampaio
Dim Sampaio è nato ad Altos in Brasile nel 1975. Vive e lavora a Bologna.?Fin da bambino dimostra spiccate doti nel disegno, ma il primo vero approccio con il mondo dell’Arte Grafica lo ha all’età di tredici anni, quando propone le prime vignette satiriche ai quotidiani locali. Dopo appena un anno i suoi lavori sono pubblicati sulla stampa locale.
L’anno seguente, riesce a pubblicare la prima rivista di satira politica nella storia del Piauì, di cui stampa solo i primi due numeri, a causa di problemi con la politica locale. Costretto ad abbandonare la satira politica si dedicherà da questo momento solo alla pittura.
Nel 1994 termina la scuola tecnica per geometra e decide di iscriversi ad architettura, ma abbandona l’idea dopo aver frequentato in modo informale alcune lezioni. Decide quindi di iscriversi alla facoltà di Educazione Artistica presso l’Università Federale del Piauì. Durante il suo iter universitario frequenta le lezioni di Afranio Pessoa, considerato uno dei più importanti pittori del Nord Est brasiliano, che immediatamente gli offre il posto di tutor nella sua classe. ?In questo stesso periodo fa piccole mostre ed inizia a insegnare presso alcune scuole medie di Teresina, ai bambini di strada e a quelli che vivono nelle favelas. ?Conseguita la laurea, vince una borsa di studio di un anno per studiare in Italia (che non lascerà più) presso l’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Qui frequenta le lezioni di Marcello Faletra il quale, scoprendo in lui manifeste capacità intellettuali e artistiche, lo nomina coordinatore di un ciclo di seminari sull’Arte, Poesia e Filosofia dal suggestivo nome di “Lezioni Siciliane”.
Nel 2001 si tiene la sua prima grande personale nella città di Gubbio, in Umbria. Dopo un periodo di volontario ritiro dalla scena artistica italiana, è riuscito ad elaborare nuove forme espressive, grazie alle quali è stato da poco invitato come ospite speciale alla Biennale d’Arte Contemporanea del Cairo, con quattro sue opere.?Nel 2004 realizza la sua seconda personale al Palazzo Mauriziano, ex tenuta di campagna di Ludovico Ariosto a Reggio Emilia.
Nel 2006 viene scelto per una collettiva organizzata da Philippe Daverio per conto della Fondazione CARISBO di Bologna. In questo stesso periodo monta una grande installazione di cartone dal titolo Homeless Museum nel cortile del Palazzo D’Accursio, sede dell’amministrazione Comunale di Bologna. Dalla metà del 2006 comincia la sua collaborazione con la galleria Grossetti Arte Contemporanea dove esporrà nel febbraio 2008 i lavori eseguiti tra il 2006 e il 2007 in esclusiva per essa nella mostra personale intitolata ‘L’energia e la sua memoria’.
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Simmons & Burke
Case G. Simmons è nato nel 1983 a Clinton, IA.
Andrew S. Burke è nato nel 1982 a Greensboro, NC.
Attualmente vivono e lavorano a Los Angeles, CA, USA.
“Simmons & Burke”, il binomio di un’acuta collaborazione nata tra l’artista Case e il musicologo Burke, dà vita ad una innovativa sperimentazione in cui musica e immagine si fondono in un'unica esperienza artistica. I due artisti concepiscono dunque Visual Sounds digitali, definiti come un’interpretazione contemporanea degli storici Collages realizzati nei primi anni del Novecento. Le stampe sono sature di immagini e di figure assemblate senza apparente ordine logico, a ricreare un’atmosfera onirica e surreale. Ogni opera è accompagnata da una raccolta di tracce audio, che cambiano costantemente e che permettono di vivere un’esperienza di fruizione irripetibile.
Le loro opere fanno parte della Collezione Guggenheim e della Collezione Pubblica Digisynd a Burbank, CA.
Gli artisti, inediti al panorama artistico italiano, hanno realizzato numerose esposizioni internazionali in prestigiose location quali il Dvorak Sek Contemprary di Praga nel 2008, l’Hyde Park Art Center di Chicago, l’House of Campari di Los Angeles nel 2009.
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Marco Tirelli
Marco Tirelli nasce a Roma nel 1956. Vive e lavora tra Roma e Spoleto.
Nel corso della sua formazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, incontra Alighiero Boetti che diventerà per lui un'importante guida nel mondo dell'arte, aiutandolo ad aprire gli occhi sui meccanismi del mercato artistico ed a convivere con le ansie e le esaltazioni di essere un artista. Altra figura di rilievo per la ricerca artistica di Tirelli è Toti Scialoja, con cui si diploma in scenografia, che gli farà scoprire la superficie come spazio di confronto fra il mondo fisico e il luogo dove inizia l'idea del vedere attraverso, poiché nelle parole dell'artista "nel momento in cui l'occhio si posa sulle cose le rende metafisiche".
Per Tirelli, la superficie è un'illusione fisica, la pittura crea su di essa un incantesimo che dà allo spettatore la sensazione di attraversarla, mettendo nel sacco le apparenze. Da sempre interessato all'illusorietà della percezione, l'artista si ritira per 15 anni nella campagna isolata di Spoleto per meditare sul mondo e sulla sua espressione artistica: nel corso di questi anni arriva a definire la sua arte come una via di mezzo fra la ricerca estetica di Malevitch e quello di De Chirico fondata sul percepire inteso come continua trasformazione del senso delle cose (che cambia a seconda del nostro modo di vedere).
Molto apprezzato nell'ambito newyorkese ed in Giappone, l'artista ha esposto le sue opere in numerose mostre in Italia e all'estero ed ha partecipato a Biennali internazionali tra cui la Biennale di San Paolo, la Biennale di Sidney, la Biennale di Parigi e la Biennale di Venezia (nel 1981 e nel 1992 con una sala dedicata).
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Leonid Tishkov
Leonid Tishkov nasce a Nizhnye Sergi in Russia nel 1953. Vive e lavora a Mosca.
Dopo aver completato la specializzazione in medicina, Tishkov abbandona l'attività medica per dedicarsi alla sua passione artistica e si inserisce nel vivace panorama culturale del concettualismo moscovita. In breve, si fa conoscere come disegnatore, illustratore, caricaturista e poeta, utilizzando la sua fervida fantasia per creare immagini fantastiche che lasciano grande spazio all'immaginazione. Negli anni '90, i suoi interessi si ampliano ulteriormente con la fondazione di una casa editrice che gli permette di pubblicare i suoi lavori e quelli degli altri artisti in maniera indipendente e la scoperta di un talento innato per le installazioni e le video performance.
È con la serie Private Moon che Tishkov raggiunge il grande pubblico. Questo progetto nasce come evoluzione di una installazione dedicata a Magritte realizzata dall'artista nel 2003 vicino a Mosca: il fantasioso russo decide di realizzare concretamente il soggetto di un celebre quadro dell'artista francese, Seize Septembre, e durante una notte limpida appende una luminosissima luna alta più di 2 metri, una lampada chiamata Personal Moon, tra i rami di un abete nel mezzo di una radura deserta. Successivamente staccato e portato nel mondo reale, questo affascinante oggetto ha continuato a sprigionare un sorprendente effetto poetico nei diversi ambienti in cui è stata collocato, da un'angusta stanzetta ad un tetto di una grigia città. La luna, con il suo potere di conquistare tutti grazie al suo aspetto etereo, è un patrimonio emotivo che lega da millenni ogni essere vivente e per questo Tishkov ha deciso di immortalare la sua magia nei suoi scatti e nelle sue installazioni. La serie risultante è un romantico racconto visuale in cui un uomo trova la luna e decide di vivere con lei tutta la vita, una poesia metropolitana che racchiude tutta l'ingenuità e la sofisticatezza della Russia.
Le sue opere sono presenti in importanti musei e collezioni private come il MOMA di New York, il Victor & Albert Museum di Londra, la State Tretyakov Gallery e il MMOMA di Mosca.
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Paolo Troilo
Paolo Troilo nasce nel 1972 a Taranto. Vive e lavora a Milano.
Le opere di Troilo sono autoritratti in cui l’artista esprime i propri stati d’animo quali dolore, rabbia e paura, provocati dai tormenti e dai fantasmi del passato che abitano la sua mente.
Partendo da una serie di autoscatti realizzati con una fotocamera digitale, l’artista rielabora poi le immagini sulla tela; la materia pittorica risulta densa, stesa con la massima libertà espressiva direttamente con le dita.
La pittura offre all’artista uno strumento concreto attraverso il quale riesce a creare un collegamento tra conscio e inconscio, dando forma a ciò che altrimenti non riuscirebbe ad esprimere a parole; è come se l’arte fosse in grado di mettere ordine nelle proprie esperienze emotive.
L’artista è stato selezionato per la 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia.
In occasione di Arte Fiera 2011 la Galleria Spazio Testoni di Bologna ha presentato la mostra Magnetismi, realizzata da Troilo assieme all’artista Fabio Giampietro.
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Antonella Zazzera
Nasce a Todi (PG) nel 1976, dove vive e lavora. Compie i suoi studi all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia dove si diploma in Pittura nel 1999. Sotto la guida di Mauro Salvi approfondisce lo studio dell’arte italiana ed il recupero dei suoi valori: Traccia, Luce, Spazio.
La sua ricerca artistica, che spazia dalla pittura alla fotografia alla scultura, si fonda sul “segnotraccia”, archetipo visivo e sensitivo che diviene identificazione totale con l’essere nel suo divenire. L’attuale lavoro si presenta come il risultato di un percorso che, partendo dall’indagine fotografica, l’ha portata ad indagare la centralità della Luce nella definizione dello Spazio e della Forma.
Nel 2005 vince il 1° Premio per la giovane Scultura Italiana istituito dall’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, a cura di Nicola Carrino, Pietro Cascella, Angela Cipriani, Carlo Lorenzetti e Pia Vivarelli.
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